Archivio per December, 2008
Yuji Naka rimane tutt’oggi uno dei nomi di spicco dell’intera industria videoludica: padre di personaggi come il celeberrimo riccio blu, ossia Sonic, e quel NiGHTS reso famoso ai tempi del Sega Saturn.
Oggi Naka si racconta e discute sul perché nel 2006 ritenne opportuno lasciare Sega per fondare un proprio studio, cioè Prope. Il motivo sostanziale fu rappresentato dall’esigenza di avere un controllo maggiore e più totale sui propri progetti.
Secondo lui è in questo aspetto che risiede la componente fondamentale per chiunque faccia il suo mestiere: la libertà nel creare e nel dare vita a ciò che realmente si vuole.
Come non essere d’accordo? D’altra parte non di rado il grado di implicazione di certi game designer decreta il successo o meno non solo dell’opera in questione, ma anche di colui che c’è dietro. Nel frattempo, dopo il rilascio di Let’s Tap, sembra che Naka “sia a lavoro su di un gioco come Sonic attualmente”.
via | 1UP
Via: Gamesblog.it
Dopo aver appreso da MCV l’intenzione di Capcom di produrre una versione PC di Resident Evil 5, è adesso il turno della rivista tedesca Gamestar, che getta benzina sul fuoco delle speculazioni che vogliono il quinto capitolo della saga action/survival horror anche su piattaforma PC.
Nella corposa anteprima offerta da Gamestar, infatti, accanto all’ormai famosa versione Xbox 360-PlayStation 3 viene menzionata anche una fantomatica edizione per PC di Resident Evil 5, fissandone anche la periodo d’uscita per l’estate del 2009.
Cercando però di non alimentare false illusioni, evitiamo di fare voli pindarici ricordandovi che per ora Capcom ha ufficializzato solamente la data d’uscita di Resident Evil 5 per PlayStation 3 ed Xbox 360, fissata per il 13 marzo 2009, e che una versione PC era, è e rimane tutt’ora un rumor.
Resident Evil 5 – galleria immagini

Via: Gamesblog.it

Quella dell’iPhone nano è una storia che sta appassionando per primi noi giornalisti perché ogni giorno che passa si aggiunge un nuovo tassello alla storia. Vi ricordate il produttore cinese che per primo ha lanciato sul mercato le custodie di un iPhone nano che ancora non è stato nemmeno presentato da Apple? Ecco che un secondo produttore di custodie ha creato sul proprio sito una sezione dedicata ad iPhone nano, un telefono che non c’è. Siccome però, questa volta, il produttore ha un nome importante, siamo forse più dedti a credere nell’esistenza di un iPhone nano nei laboratori di Cupertino.
Il sito di Vaja è più cauto e non mette direttamente in vendita le custodie: era infatti presente un form da compilare con i propri dati personali in modo da poter essere ricontattati per poter acquistare per primi una custodia per il nuovo piccolo melafonino. Il form ora è sparito, così come la voce “iPhone nano” nel sotto-menu riferito ai prodotti di Apple.
Ricordiamo che, per chi non lo sapesse, Vaja produce custodie di lusso per telefoni cellulari e altri beni elettronici: queste custodie, create con le migliori pelli argentine, sono tra le più desiderate dagli utenti Apple. È stato dunque curioso vedere una ditta di questo tipo presentare delle custodie per un prodotto che, ufficialmente, ancora non esiste.
Siccome però Vaja ha tolto dal proprio sito la sezione dedicata ad iPhone nano, tutto fa presupporre che si sia trattato di un metodo veloce per farsi della pubblicità gratuita a livello mondiale. Pochi, però, possono permettersi una custodia che costa quasi come il device che si vuole proteggere.
Mancano ancora pochi giorni al MacWorld e proprio per questo motivo ci sarà un’impennata dei rumors: le ultime indiscrezioni puntano su un device molto più economico del precedente che, proprio per questo motivo, sarà senza 3G. Tornate a trovarci spesso: potrebbero esserci interessanti novità in arrivo.
Via: iochiamo
Chi dice che l’industria videoludica stia ancora cercando una sua anima con cui poter comunicare nel miglior modo possibile l’Arte che i programmatori riversano nelle righe di codice dei loro prodotti, probabilmente ricorrerebbe nello sbaglio di cadere nella retorica tipica di chi guarda a questa forma d’intrattenimento con superficialità.
Chi, alla sola parola “videogiochi”, storce la bocca e pensa ad uno stupido sparatutto in cui l’obiettivo principale è quello di riempire di sangue il pavimento di gioco, probabilmente è irrecuperabilmente perso e non potrà mai godere della freschezza e della novità offerta da console come il Nintendo Wii, da giochi come Guitar Hero… o da “esperimenti sociologici” come You’re in the Movies.
Proviamo allora a capire cosa ha avuto in mente questa volta Codemasters per far cambiare idea al maggior numero possibile di bacchettoni… o per divertire il maggior numero possibile di persone durante queste feste con la loro Xbox 360.
SIAMO TUTTI DENTRO MATRIX, MA VI PREGO: NON SVEGLIATECI
Dal primo istante in cui apriamo gli occhi la mattina, fino alla sera in cui ritorniamo a letto con la stanchezza di chi ha vissuto una giornata piena di incontri e di cose fatte, tutto ciò che ci circonda riesce a trasmetterci un messaggio inequivocabile e semplice allo stesso tempo: l’Uomo è un animale sociale.
Il nutrimento più importante che possiamo ricevere durante la nostra esistenza non è quello dato da una sana alimentazione, ma è il relazionarci con più persone possibili per appagare la nostra fame insaziabile di Conoscenza e perchè, in fondo, sappiamo che senza avere un posto ben preciso all’interno della società o all’interno di una fedele cerchia di amici non siamo contenti e viviamo con il male peggiore con cui l’essere umano ha mai avuto a che fare: la solitudine.
Siamo portati a comportarci come una enorme rete di vasi comunicanti: “le invenzioni” della parola, della scrittura, della pittura, e poi ancora della cinematografia, dei giochi e (perchè no) dei videogiochi sono la conseguenza diretta della nostra natura di esseri portati ad essere felici solo se riusciamo ad esprimere a noi stessi e agli altri delle emozioni anche elementari. Sembrerà assurdo, ma è questo il motivo della nascita di You’re in the Movies, un progetto capace di utilizzare il linguaggio cinematografico per dirci simpaticamente che facciamo parte di un immenso film, ed è proprio questo a renderci felici senza saperlo.
CIAK, SI GIOCA!
Dell’intero genere dei “videogiochi sociali”, talvolta definiti impropriamente “party games”, You’re in the Movies è quello che riesce nel migliore dei modi a catapultarci in un’esperienza cinematografica “irreale” per dare finalmente corpo a quelle emozioni (stavolta realissime) che ogniuno di noi ha voluto da sempre provare almeno una volta nella vita osservando in TV o al cinema il suo attore o film preferito, imparandone a memoria le battute pur di far parte anche solo per finta e per pochi istanti dell’intero “carrozzone mediatico” che si porta dietro l’industria cinematografica.
Se l’idea alla base di You’re in the Movies, vista da questo punto di vista, sembra nobile ed assolutamente interessante per essere sviluppata in un videogioco, altrettanto non può dirsi per la realizzazione complessiva del titolo Codemasters. Ma analizziamone con calma i tanti lati positivi e, ahimè, gli altrettanti lati negativi.
Inserendo il disco nel tray di Xbox 360 e dedicando una porta USB alla Xbox Live Vision all’interno della confezione, un simpatico filmato iniziale (recitato da pupazzi e giocattoli vari) ci mostra in anteprima ciò che il programma di riconoscimento ci richiederà ogni volta prima della realizzazione di uno dei 30 film proposti su DVD: sistemare le luci, sgomberare l’ambiente di gioco, indossare abiti appariscenti sarà il primo passo verso il vostro B-movie recitato in solitaria o con l’aiuto (consigliatissimo) di altre tre persone.
Qui però sorgono i primi, fastidiosissimi problemi: sia per la risoluzione non eccelsa della Xbox Live Vision (1,3 megapixel), sia per delle evidenti lacune nel programma adibito a riconoscere i movimenti degli attori sullo sfondo precalcolato, moltissime volte vi capiterà di vedere la vostra controparte televisiva letteralmente “mozzata” di qualche arto o dell’intero busto, andando così a rovinare la realizzazione delle scene richieste per terminare il trailer del film scelto.
GRAFICA E SONORO
Dal punto di vista della realizzazione tecnica, You’re in the Movies si presenta in una veste grafica funzionale alla giocabilità: la finestra dedicata all’inquadratura della Xbox Live Vision prende gran parte dello schermo, ed anche impostando la luminosità ad un livello ottimale la differenza tra i toni vividi del contorno grafico e degli oggetti bidimensionali da colpire durante le inquadrature “fanno a cazzotti” con la bassa risoluzione della videocamera ufficiale Microsoft, mortificando in tal modo le intere riprese che mostrano uno sfondo ultra-colorato con dei protagonisti umani sbiaditi ed evanescenti come fantasmi.
Il comparto audio, grazie al cielo, riesce a non mostrare sbavature e si assesta a livelli altissimi, considerando soprattutto la natura molto arcade e commerciale del titolo: nell’industria cinematografica, è risaputo che i doppiatori più capaci ed apprezzati nel mondo sono proprio quelli italiani, fa quindi piacere assistere a questa ennesima commistione tra le qualità del genere cinematografico con quello videoludico, specie in un gioco “ibrido” come appunto You’re in the Movies.
COMMENTO FINALE
Superando qualsiasi preconcetto dovuto però ad una effettiva penuria del comparto grafico, You’re in the Movies sa farsi apprezzare soprattutto come gioco di società da utilizzare durante queste feste per spezzare la monotonia della tombola e per smaltire in un modo originale e simpatico le tonnellate di dolci con cui abbiamo maltrattato i nostri organismi in queste settimane.
Ma a parte queste considerazioni, pur complimentandoci con Codemasters e con Microsoft per averci regalato un divertente passatempo dalla longevità teoricamente infinita, dubitiamo fortemente che la casa di Redmond riesca a scalfire il mercato “casual” che guarda quasi solo unicamente al Nintendo Wii, e quindi, andando controcorrente rispetto alle recensioni delle altre testate videoludiche, consigliamo l’acquisto di You’re in the Movies soprattutto agli “hardcore gamers” che troveranno nel titolo Codemasters una gradita sorpresa in un genere molto lontano da quello che si è abituati a giocare.
Per tutti gli altri, e cioè per chi guarda a You’re in the Movies come “una scusa” per comprare una Xbox 360, ci sentiamo di metterli in guardia dicendogli che progetti come questo sono estemporanei e non rappresentano assolutamente “una via maestra” che Microsoft vuole seguire per rilasciare in maniera continua nel tempo titoli come questo, che difatti rimane un esperimento sociologico più che un videogioco a sè stante.
You’re in the Movies: la recensione – galleria immagini










Via: Gamesblog.it
Siamo a malapena all’inizio del 2009, e già girano voci sulle possibili formule che Microsoft metterà a disposizione degli utenti di Windows Vista per eseguire un aggiornamento ( che non è gratuito, ma che domande! ) al Sistema Operativo che verso fine anno dovrebbe debuttare sul mercato, ossia Windows 7.
Probabilmente sono in molti coloro i quali, questo natale, hanno ricevuto in regalo un PC – fisso o portatile che sia – con a bordo Windows Vista: una buona parte di essi, probabilmente, insoddisfatta di tale sistema e assuefatta dagli screenshots che girano in rete riguardo a Windows 7, sta già pensando a come surclassare l’OS presente nel proprio computer con il suo annunciato successore.
Vi propongo, quindi, quanto è emerso da alcune indiscrezioni rilevate nei blog americani riguardo a quel che potrebbe proporre Microsoft agli utenti di Vista per aggiornarsi a Windows 7.

Si é parlato più volte di Windows 7 Enterprise Edition e Windows 7 Ultimate Edition, mentre sembra si sia evitato con cura di citare una versione Windows 7 Business Edition (anche se vi é stata un’unica citazione per Windows 7 Small Business Edition). Scavando la rete più a fondo ho anche trovato traccia dei “percorsi di aggiornamento” pensati per l’upgrade da Vista a Windows 7.
Ci sono buone probabilità che effettivamente Microsoft stia pensando a queste possibilità:
Windows Vista Home Premium Edition => Windows 7 Home Premium Edition
Windows Vista Business Edition => Windows 7 Professional Edition
Windows Vista Ultimate Edition => Windows 7 Ultimate Edition
Come potete vedere, effettivamente gli uomini di Microsoft sono un pochino superstiziosi: l’edizione “professionale” di Windows Xp era chiamata “Professional”, in Vista ha cambiato nome in “Business”; in Windows 7, con molta probabilità, si tornerà alla denominazione “Professional”!
Purtroppo, l’articolo del blog americano da dove sono partite queste “voci” è stato prontamente cancellato: in tal modo, ciò che è stato proposto sembra prendere sempre più realismo; se si pensa, però, a chi ha acquistato Windows Vista e poi ha eseguito il downgrade a Windows Xp, viene lecito pensare se anche in questo caso i big di Redmond permetteranno ugualmente l’upgrade oppure no.
Fonte | Vistablog
Via: blogvista

Realizzato da A-Data Technology, questo modello di pendrive ha vinto anche un iF 2009 design award. Si chiama T806, conosciuto anche come Kissing Octopus Couple Flash Drive e consiste in un ippopotamo polipo innamorato, disponibile in azzurro o rosa, ma contenente fino a 8 GB di dati.
All’interno del corpo in plastica, infatti, è contenuta la chiavetta da inserire nel computer. L’estremità opposta all’uscita USB, però, è calamitata quindi può essere attaccata alle lavagnette metalliche o a un’altra pendrive dello stesso tipo per simulare un dolce bacio. Al momento non è ancora in vendita.
[via Engadget]
In questa penultima puntata la guida di Tamar Weinberg, iniziata qualche giorno fa, si occupa dell’atto generico del bloggare (termine assolutamente inesistente, ma rende l’idea perché è – purtroppo – usato), del lasciare commenti ai post e del comportamento in generale sui social site.
Occorre ricordare, infatti, che il blogging non coincide assolutamente con la scrittura di un vero e proprio articolo. Al di là di post “tutorial” come questa serie ed altre circostanze simili, un post è interattivo, può dar fuoco alle micce su un tema caldo, fornendo quella caratteristica di Web Read-Write (Web a lettura e scrittura), cioè di bidirezionalità che manca del tutto al giornalisimo tradizionale, tipicamente ciclopico e mastodontico, dal quale spetta solo al lettore decidere se assorbire nozioni o voltar pagina. Una staticità i cui limiti sono stati recepiti dalle principali testate di tutto il mondo, proprio affiancando al quotidiano vero e proprio una serie di blog.
E proprio perché, nel blogging, il senso di un post può essere totalmente rovesciato dai commenti che la blogosfera vi lascia accodati, Tamar Weinberg suggerisce di astenersi da alcuni comportamenti che vanificherebbero proprio queste caratteristiche, sia per chi scrive il post che per chi lo commenta: vediamo quali.
- Commentare gli articoli (o post, che dir si vogliano, poco cambia in questo senso) usando nickname come “Yellow Brick Plumbing” (intraducibile: vuol dire “l’idraulico del mattone giallo” ma non è questo il senso, si intende un nickname di fantasia sproporzionata del tutto sconnesso con il soggetto). Se il vostro nome è Mario, usatelo. Usare fantasie irragionevoli come nick non rappresenta alcun valore aggiunto sul posizionamento nei motori di ricerca (nessun motore, per default, li indicizza come chiavi) e fa perdere credibilità agli occhi del blogger. Non è certo questo il modo di crearsi una rete di conoscenze
- Riprodurre testi di altri blog senza il relativo consenso e citazione della fonte. A volte, alcuni blog ottengono autorizzazioni che consentono di utilizzare determinati testi o notizie in esclusiva. Poi capita di leggere altri post che sfruttano tali testi senza citare affatto la fonte. Spesso ciò capita anche con blog molto conosciuti, che raccattano articoli da blog meno conosciuti e le inseriscono pari pari nei propri spazi. Si tratta di un comportamento assolutamente da evitare.
- Sollecitare un blogger con una richiesta di scambio link anche se il contenuto del proprio blog non ha nulla, proprio nulla in comune con quello a cui si richiede il link. Se (nel proprio blog) si parla di social media, sarebbe irragionevole chiedere un link ad un blog di installatori elettrici (Tamar non usa questo fraseggio nel suo testo: una traduzione letterale non renderebbe l’idea). Piuttosto, invece di questi trucchetti da Web 1.0, si pensi ad altre strategie molto più efficaci (come l’uso corretto di parole chiave, il ping automatico, ecc.).
- Trasformare un blog in sede di generazione di flame verso qualcuno nei cui confronti non si nutre particolare simpatia, magari perché a suo tempo aveva rivolto critiche nei propri confronti. Se si sono commessi errori, li si ammetta e basta, è la cosa migliore, e si eviti di abusare del “mezzo” per infliggere le proprie elucubrazioni negative verso altri.
Infine – continua Tamar – a proposito di qualsiasi nuovo social site a cui ci si dovesse iscrivere: evitare, ad iscrizione compiuta, di prendere l’intera propria rubrica di indirizzi email ed inviare a tutti coloro che vi sono inseriti un invito ad iscriversi allo stesso sito.
Altrettanto importante è non essere leggeri e superficiali con la riservatezza sul proprio account di posta elettronica, specie ove la propria rubrica indirizzi sia online. Differenziare le password di accesso al proprio social site e a quello del proprio servizio di posta elettronica è un ulteriore accortezza da non sottovalutare, nella remota ipotesi della sottrazione o dello smarrimento di quelli relativi al social site.
Nella prossima “puntata” Tamar offrirà le sue conclusioni a carattere generale ed alcune indicazioni di Netiquette 2.0 d’uso comune.

E’ evidente che DisplayPort non stia creando qualche grattacapo solo agli ingegneri di Cupertino ma anche agli utenti, tant’è che l’adattatore Mini DisplayPort/Dual-Link DVI disponibile finalmente sullo store online restituisce evidenti problemi di distorsione delle immagini.
Secondo le testimonianze (ad esempio questa discussione sul Supporto Apple, oppure quest’altra), collegando i propri portatili a un monitor Dell o allo stesso Cinema Display da 30”, si può spesso verificare un notevole degrado delle immagini: in buona sostanza metà dell’immagine non viene visualizzata.
La soluzione temporanea all’inconveniente è di staccare e attaccare nuovamente il connettore Mini DisplayPort o la connessione USB, tuttavia ciò non esclude che il problema si possa ripresentare in tempi brevi, soprattutto se si fa uso di un hub USB esterno o della USB integrata nel cavo.
E questo, se non altro, spiega perché c’è voluto tanto per arrivare alla commercializzazione dell’adattatore, tuttavia se pensavate di comprarne uno, aspettate finché Apple non rimedi con un aggiornamento software.
[Via Gizmodo]

Un team di sviluppatori italiani ha creato Linux4One, una distribuzione ad hoc per l’Acer Aspire One. Linux4One si basa su Ubuntu 8.04.1 LTS mentre l’interfaccia utilizzata è quella di Ubuntu Netbook Remix. Primo caratteristica di questa distribuzione “Kernel configurato per far funzionare tutto l’hardware al primo colpo”: non male, considerando il mondo netbook.
Simpatica la descrizione della nascita del progetto:
Il blasonato Asus eeepc può vantare “milioni” di distribuzioni specifiche alternative a Xandros, mentre gli utenti dell’Aspire One dovevano accontentarsi di Linpus o picchiarsi a sangue con le altre distro per far funzionare tutto l’hardware. Quindi un piccolo gruppo di utenti coordinandosi all’interno di un forum di supporto e/o via msn, senza essersi mai visti prima, decide di modificare la iso di Ubuntu.
Per chi vuole provare Linux4one, è possibile effettuare il download dal sito ufficiale, mentre per ogni tipo di domanda o curiosità è disponibile un forum.
Via | Notebookitalia.it

MSI ha ufficialmente annunciato il nuovo netbook U115 la cui caratteristica principale è l’utilizzo simultaneo di un disco a stato solido e di un hard disk tradizionale.
L’SSD viene utilizzato come disco principale, in modo da ottenere un avvio più veloce del sistema operativo, mentre l’HDD è dedicato all’archiviazione dei dati e può essere disattivato per aumentare l’autonomia della batteria.
Le caratteristiche tecniche parlano di un processore Intel Atom a 1,6 GHz, RAM fino a 2 GB, webcam da 2 megapixel, mentre per i dischi sono disponibili 3 opzioni: 8GB SSD / 80GB HDD, 16GB SSD / 120GB HDD e 32GB SSD / 160GB HDD.
Al momento non sono noti prezzo e disponibilità.
[via engadget]





