Nelle scorse ore, il team di sviluppo di Rhythmbox, ha rilasciato la versione 2.98 del riproduttore musicale di GNOME. L’ennesima versione, sempre più vicina alla versione 3.0 porta con sé interessanti novità e mette quelle che sono le basi per il tanto atteso rilascio della prossima major release.
In questo interessantissimo aggiornamento di Rhythmbox, troviamo: una nuova finestra di dialogo per l’importazione della musica, migliori traduzioni e una ricerca più accurata delle copertine degli album, migliori metadata per i CD audio, nuove e migliorate notifiche, nuova ricerca delle informazioni tramite musicbrainz e come al solito un gran numero di bug corretti.
La nuova versione di Rhythmbox è come di consueto disponibile sotto forma di sorgenti dal ftp GNOME e arriverà probabilmente nelle prossime ore nei repository delle maggiori distribuzioni. Nel mentre, come prevedibile, su Launchpad è stato creato un PPA per installare questa versione su Ubuntu 12.04 e Ubuntu 12.10.
Via | Webupd8
Rhythmbox 2.98 disponibile al download é stato pubblicato su Ossblog.it alle 16:00 di lunedì 01 ottobre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.





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The Document Foundation (TDF), cioè la fondazione istituita per gestire lo sviluppo e la diffusione di LibreOffice, ha compiuto 2 anni: 24 mesi nei quali la suite è stata capace d’assumere il ruolo detenuto da OpenOffice.org, come principale alternativa ai programmi per la produttività di Microsoft — e non soltanto. Nel frattempo, TDF è entrata nel consorzio Organization for the Advancement of Structured Information Standards (OASIS) per migliorare il supporto a Open Document Format (ODF) incassando il favore di Intel e Novell.
LibreOffice proporrà cloud computing, smartphone e tablet che saranno raggiunti entro il 2014, ma TDF ha indetto immediatamente una raccolta fondi disponibile da domani per supportare lo sviluppo dei programmi. Italo Vignoli ha sottolineato che le donazioni dell’ultimo trimestre del 2012 serviranno a definire il budget di TDF per il 2013: sarà un’occasione per dimostrare la propria gratitudine nei confronti di un progetto comunitario che ha sublimato il disinteresse di Oracle verso OpenOffice.org proiettando la suite nel futuro.
LibreOffice ha ottenuto 20 milioni di download dagli utenti di Windows, che sono la maggioranza, e Mac OS X: è la scelta predefinita di tutte le distribuzioni di Linux che incrementano la cifra di ulteriori 30 milioni specificando le statistiche sull’adozione della suite dai vari sistemi operativi. La seconda conferenza di Berlino, prevista dal 16 al 19 ottobre, ospiterà un hackfest di ODF che permetterà agli sviluppatori di confrontarsi per un progresso più entusiasmante delle applicazioni. Il prossimo anno sarà significativo.
Via | TDF
La fondazione di LibreOffice compie 2 anni e avvia una raccolta fondi é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di domenica 30 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.





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Open webOS 1.0 ha superato la versione beta proposta all’inizio del mese, diventando finalmente stabile: Steve Winston di Hewlett-Packard (HP) ha annunciato il completamento della tabella di marcia con un video davvero sottotono, rispetto alle potenzialità del sistema operativo. Per quanto possa sembrare paradossale, Open webOS 1.0 è orientato soprattutto al desktop — dal quale generare le immagini per i dispositivi mobili, in un secondo momento. L’impressione è che HP voglia riassumere Chrome OS e Android in un unico prodotto.
Le funzionalità previste attualmente da Open webOS 1.0 sono le stesse annunciate nel corso dello sviluppo, soprattutto riguardo al supporto di Enyo 2.0 per la realizzazione d’applicazioni in HTML, CSS e JavaScript. Il numero di versione indica giusto che il sistema è pronto per essere portato su nuovi dispositivi: tutti, tranne il TouchPad prodotto dalla stessa HP per il quale è disponibile una Community Edition di webOS. Le premesse parrebbero accattivanti, ma – nonostante la fondazione di GRAM – non determinano una produzione.
Più interessante è il futuro di Open webOS, nel quale sono citati Qt5, WebKit2, BlueZ per il supporto al Bluetooth e ConnMann di Intel a gestire la connettività. Al pari di Android, Chrome OS, Firefox OS, Tizen, ecc. HP non rilascia delle immagini d’installazione: quanti fossero interessati a provarlo devono compilarne i sorgenti per il desktop e/o generare le build per i dispositivi mobili in una macchina virtuale su OpenEmbedded. L’assenza di produttori coinvolti nell’operazione limita sensibilmente la diffusione del sistema.
Via | HP
HP ha rilasciato Open webOS 1.0 per il desktop e i dispositivi mobili é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di sabato 29 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.





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Di recente, il team di sviluppo del desktop GNOME ha annunciato la disponibilità della tanto attesa versione 3.6 del proprio prodotto. Questa nuova major release, condita da numerose e interessanti features, rappresenta l’ennesimo ed importantissimo passo avanti in previsione di GNOME OS, atteso per il 2014.
La nuova versione come già detto, porta con sé tanti miglioramenti e altrettante novità. Le principali novità riguardano le nuove notifiche e la “Message Tray”, l’aggiunta della voce spegni nel menu utente, una nuova e ridisegnata sezione attività, una nuova lockscreen, un completo remake di Nautilus che ora diventa Files, l’introduzione di GNOME Clock e Web.
Per l’occasione, inoltre il team di Webupd8 ha realizzato un interessantissimo video che ci illustra tutte le novità di questo di rilascio. Il team di GNOME invece per l’occasione, ha aggiornato sia il sito web con tutte le novità del rilascio, sia le immagini per testare la distribuzione in versione live. Possiamo conoscere ulteriori dettagli tramite l’apposita pagina del sito GNOME allestita appositamente per il rilascio. Attualmente non ho ancora avuto modo di provare GNOME 3.6 in versione finale vista la mia assenza dal web per qualche giorno, ma nelle prossime ore, gnome-unstable permettendo proverò questo rilascio su Arch Linux e ne stilerò una recensione.
Via | Webupd8 GNOME
GNOME 3.6 disponibile al download é stato pubblicato su Ossblog.it alle 12:30 di venerdì 28 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.





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Persona (ex BrowserID), il sistema d’autenticazione senza password di Mozilla, ha raggiunto la fase beta: è disponibile sia a livello di codice sorgente – ospitato da GitHub e rilasciato sotto licenza MPL 2.0 – sia come servizio sul server dedicato della fondazione. Quest’ultimo, insieme ai principali documenti offerti agli sviluppatori, prevede una localizzazione in lingua italiana per coloro che volessero provarlo immediatamente. Alcuni portali come The Times Crossword, OpenPhoto e Voost l’avrebbero già adottato con successo.
Questa soluzione non è riservata a Firefox, ma è disponibile sui principali browser esistenti: non è richiesta l’installazione di plugin. Mozilla Persona permette d’associare uno o più indirizzi e-mail alla propria identità online, richiedendo un’unica password – quella della posta elettronica selezionata – per iscriversi ai siti che ne implementano il protocollo. Una soluzione equivalente a quelle già proposte da Facebook e Twitter con OAuth od OpenID per i domini che non prevede delle conoscenze tecniche da parte degli utenti.
Una raccolta di Application Programming Interface (API) garantisce la rapida integrazione di Persona su portali e applicazioni: in sé, è un protocollo in JavaScript eseguito da Node.js che può essere testato in locale con poche altre dipendenze – ovvero, libgmp3 e g++ – per essere utilizzato all’esterno del server di Mozilla. L’inserimento nel markup delle pagine presuppone la disponibilità di jQuery. Alla prima beta ne seguiranno altre perché il sistema è in evoluzione e adottarlo subito potrebbe comportare continue modifiche.
Via | Mozilla
Mozilla Persona (ex BrowserID) è disponibile alla prima versione beta é stato pubblicato su Ossblog.it alle 13:00 di venerdì 28 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.





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La scelta d’inserire i prodotti di Amazon nelle ricerche dalla Dash di Unity con Ubuntu 12.10 non ha “entusiasmato” gli utenti della distribuzione, tanto da costringere Mark Shuttleworth a intervenire in prima persona e Canonical a predisporre nuove misure di sicurezza. Jono Bacon – responsabile dei rapporti con la comunità – ha affidato la questione a John Lenton, Senior Engineering Manager (SEM) di Canonical, che ha cercato di spiegare perché la novità non costituisce un problema di privacy e qual è l’approccio della società.
Le informazioni esposte a Canonical sono giusto l’indirizzo IP, i termini di ricerca e i clic eventualmente effettuati sui prodotti di Amazon. La società memorizza i dati raccolti in due data center, uno negli Stati Uniti e uno in Gran Bretagna, e sono accessibili a un gruppo ristretto di dipendenti formati a rispettare le norme europee sulla privacy. Obiettivamente, nulla che non sia già previsto da qualunque altro servizio web esistente e, per migliorare la sicurezza, Canonical attiverà la crittografia su queste comunicazioni.
Inizialmente, la trasmissione dei dati sarebbe dovuta avvenire in chiaro: l’aggiunta della crittografia è un risultato delle “pressioni” della comunità, a ulteriore garanzia dell’impegno di Canonical che non intende effettuare un tracking degli utenti di Quantal Quetzal. I dubbi restanti sono due, ovvero quale sia l’effettiva utilità dell’inserimento di Amazon nella Dash di Unity per gli utenti di Ubuntu e se sia possibile eliminare la Lens dedicata senza corrompere le dipendenze. Per il resto non c’è alcun problema di privacy.
Via | Jono Bacon
Le ricerche dalla Dash di Unity saranno crittografate da Ubuntu 12.10 é stato pubblicato su Ossblog.it alle 07:00 di venerdì 28 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.





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Steam per Linux arriverà, in forma di beta privata, nel mese d’ottobre: l’applicazione sarà distribuita a 1.000 utenti selezionati secondo dei parametri che non sono stati resi noti da Valve. A questo proposito, il possesso di Left 4 Dead 2 (L4D2) su Windows non costituisce una prelazione. Come previsto, Steam supporterà inizialmente soltanto Ubuntu 12.04 o superiore e fino al rilascio definitivo non permetterà l’utilizzo di videogiochi diversi da L4D2. È uno dei motivi di tanta discrezione nella disponibilità della prima beta.
Alcune funzionalità di Steam, ad esempio, non saranno incluse: la nuova Big Picture Mode per gli schermi televisivi è fra queste. Steam è un marketplace, perciò il limite a un singolo gioco ha giusto il significato di testare l’esperienza degli utenti in varie configurazioni e la contestuale erogazione della beta di L4D2 per Linux – forse, più interessante dello stesso Steam – è strumentale allo scopo. Valve intende valutare il livello di performance raggiunto nello sviluppo del prodotto, per comprendere quali siano le priorità.
Quella di Steam, insomma, sarà una beta propriamente detta e non una versione già completa alla quale apportare pochi miglioramenti in corso d’opera: un approccio oculato che riconsegna al termine il significato originario. È prevedibile che non basti attendere il periodo natalizio – il più propizio per la vendita di videogame – perché Steam e L4D2 siano disponibili su Linux. Accertata la qualità del prodotto resterà da capire quanto la tesi di Gabe Newell sulla proporzionalità diretta coi giochi aumenti la diffusione di Linux.
Via | Valve
Valve ha annunciato la beta privata di Steam per Linux a 1.000 utenti é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:27 di venerdì 28 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.





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Fedora 18 che dovrebbe essere rilasciata il 27 novembre prossimo proporrà una versione riscritta ex novo di Anaconda: l’installer grafico utilizzato pure da RHEL, CentOS e altre derivate. Máirín Duffy aveva già anticipato la disponibilità del nuovo strumento e – a breve distanza dal rilascio definitivo – è tornata a illustrare le funzioni che lo caratterizzeranno. Grazie alla pubblicazione di Fedora 18 Alpha è possibile provare immediatamente una bozza delle novità che saranno ultimate entro l’aggiornamento della distribuzione.
Quella presente in Fedora 18 Alpha, però, è giusto una versione dimostrativa del nuovo Anaconda — e chi avesse provato a installare il primo rilascio sperimentale di Spherical Cow dovrebbe essersene accorto. Le novità previste sono raggruppabili in tre categorie: boot loader, /home e dispositivi di memorizzazione. La differenza sostanziale rispetto al passato è la possibilità di disattivare completamente l’utente root scegliendo in esclusiva sudo, ma non riguarda il design dell’installer e di conseguenza la Duffy non la menziona.
Quanto al boot loader, Anaconda permetterà di configurare l’installazione di GRUB2 a seconda della presenza d’altri sistemi operativi – senza corrompere l’avvio di Windows, ad esempio – o d’evitarla del tutto con una maggiore predicibilità delle combinazioni possibili. È interessante la questione della /home, che può essere mutuata da installazioni precedenti di Fedora o altre distribuzioni: una forma di backup piuttosto comune. La gestione dei dischi prevedrà il supporto al thin provisioning di LVM e altre soluzioni complesse.
Via | Máirín Duffy
Máirín Duffy illustra le novità previste per Anaconda entro Fedora 18 é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di giovedì 27 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.





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Chrome 22 è l’ultima versione stabile del browser di Google: disponibile da ieri, introduce il Pointer Lock o Mouse Lock già presente in Firefox 15 e superiori: è un Application Programming Interface (API) per JavaScript che permette d’acquisire il controllo del puntatore del mouse nei canvas di HTML5. BananaBread – lo sparatutto in prima persona creato da Mozilla a dimostrazione delle potenzialità del browser – è un esempio efficace per le caratteristiche delle API, apprezzabili nel filmato nella variante di WebKit per Chrom*.
Dal punto di vista degli utenti, il funzionamento è semplice: cliccando nell’area di un’applicazione – che non dev’essere necessariamente lanciata a tutto schermo – il browser chiede l’autorizzazione a “catturare” il puntatore del mouse, che diventa un dispositivo di input privilegiato dello specifico canvas di HTML5. Premendo il tasto [Esc] o un altro pulsante definito dall’applicazione, il mouse torna disponibile per le normali funzionalità. Un espediente che evita i movimenti scoordinati che dipendono dalla perdita del fuoco.
Concepito per i videogiochi, il Pointer Lock è adattabile a qualunque applicazione tridimensionale in HTML5 e JavaScript dovesse prevedere lo spostamento sugli assi. Google cita la sanità, l’istruzione e la progettazione fra gli ambiti nei quali la API può avere un impiego: tuttora a livello sperimentale, la sintassi non differisce su WebKit e Gecko a eccezione del prefisso — al solito, rispettivamente webkitpointerlock e mozpointerlock. Nello specifico di WebKit la funzionalità è disponibile sia con JavaScriptCore, sia con V8.
Via | Google
Chrome 22 s’ispira a BananaBread di Mozilla per il movimento in HTML5 é stato pubblicato su Ossblog.it alle 11:00 di mercoledì 26 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.





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Source Code Pro è il carattere a larghezza fissa che completa l’offerta realizzata da Open @ Adobe: Source Sans Pro, senza le grazie, è stata la prima famiglia di caratteri open source dell’azienda. In proposito, Ken Lunde ha voluto specificare che il primo carattere singolo a essere rilasciato sotto Open Font License (OFL) 1.1 è stato Kenten Generic creato nel 2000 per Adobe InDesign. Tanto Source Code Pro, quanto Source Sans Pro e Kenten Generic sono OpenType Font (OTF) generati grazie al kit di sviluppo proprietario di Adobe.
Paul Hunt – il creatore dell’intera famiglia di caratteri – specifica che la variante monospace non offre le bitmap necessarie ai terminali dei sistemi operativi UNIX-like, da non confondere con gli emulatori accessibili dai display server. La disponibilità di Source Code Pro è contestuale al rilascio della nuova suite proposta da Adobe per lo sviluppo in HTML5 e JavaScript: generata inizialmente per Brackets, la famiglia di caratteri è stata integrata in Edge Code ed è disponibile attraverso il servizio Edge Web Fonts di Adobe.
La versione scaricabile di Source Code Pro non include, al pari di Source Sans Pro, i caratteri greco e cirillico — previsti in un rilascio successivo. Rispetto alla variante sans-serif, quella monospace non offre ancora il corsivo: un aggiornamento incrementale dovrebbe colmare la lacuna, però il carattere propone già tutte le sei tipologie Light, Book, Normal, Semi-Bold, Bold e Ultra-Bold di Source Sans Pro. La famiglia è stata concepita espressamente per la scrittura del codice e le accortezze di Hunt sembrerebbero efficaci.
Via | Adobe
Source Code Pro, la variante a larghezza fissa del carattere di Adobe é stato pubblicato su Ossblog.it alle 09:00 di mercoledì 26 settembre 2012. Leggete le condizioni di utilizzo del feed.





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