Palm: le vendite precipitano e l’azienda è sempre più in rosso
Attualmente il mercato della telefonia mobile è strapieno di ottimi terminali che si danno battaglia a colpi di sistemi operativi e hardware super-rivoluzionari. In questo mare di tecnologia c’è però una “piccola” azienda, produttrice di smartphone, che non sta passando un buon momento. Stiamo parlando di Palm, società statunitense che aveva provato nel giugno del 2009 a competere con il tanto blasonato iPhone sfornando un terminale di ultima generazione che in un primo momento aveva incuriosito ma che alla fine si è rivelato solamente l’ennesimo flop.
Già, il Palm Pre è stato sotto i riflettori solamente durante il suo sbarco nel mercato mondiale mentre ora, ormai, nessuno reputa questo terminale degno di competere con i grandi colossi come Android e iPhone OS e Windows Mobile.
Palm è in crisi e a certificare tutto questo abbiamo un’enorme quantità di Palm Pre invenduti che si stanno accatastando nei magazzini dell’azienda. Le vendite di questo terminale stanno andando peggio di quanto avevano previsto gli analisti: su 960.000 dispositivi, prodotti nel corso del trimestre concluso a fine febbraio, ne sono stati venduti solamente 408.000 contro i 600.000 ipotizzati dagli addetti ai lavori.
A rendere noti questo dati è l’amministratore delegato di Palm (ex capo del settore hardware di Apple) Jon Rubinstein che si ritiene molto preoccupato della situazione economica della sua azienda visto anche la precipitazione del titolo in borsa. Secondo gli osservatori Palm è destinata ad uscire dal mercato della telefonia mobile oppure potrebbe essere acquistata anche da qualche altra società.
Gli uomini di Palm pensano che la causa del fallimento possa derivare da un problema di marketing e proprio per questo stanno addestrando il loro personale con il fine di vendere il loro prodotto in modo sicuramente migliore di come è stato fatto fino ad ora dagli operatori mobili. I 500 milioni di dollari che sono attualmente nelle casse dell’azienda di Sunnyvale potrebbero consentire, secondo gli analisti, una sopravvivenza di circa un anno dopo di che si andrà verso la bancarotta o verso una vendita.
Fonte notizia: IoChiamo.com
